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febbraio 28 2003
 
scritto da olona74 10:07 commenti (1)


febbraio 27 2003
 
Oggi e' l'ultima volta che parlo di emicrania scioltosa sappiate che la situazione inizia davvero a degenerare. Non riesco a contenere piu’ le mie explosion. Non posso piu’ uscire di casa, non posso andare in un luogo pubblico se non ho la sicurezza che ci sia una toilette vicino divento matto. Ho paura, paura di cagarmi addosso, di non poter contenere la bomba; di raffinare in continuazione. Le esalazioni somigliano allo zolfo. Sono paragonabili all’atttivita’ di una raffineria Snam - Eni: Priolo Gargallo, Porto Marghera, li mi sentirei a casa e nessuno mi guarderebbe storto. L’odore e’ identico. Il medico mi ha consigliato dei pannoloni. Potrebbero essere un tampone prima di arrivare ad un cesso. Ho paura. Non posso andare avanti cosi’. Solo nei sogni il mio stomaco e la mia vita sono regolari.
scritto da olona74 09:45 commenti (2)


febbraio 25 2003
 
La contessina si sentiva sola quel pomeriggio decise di andare al cinema a vedere un film con la sua padrona e la sua dama di compagnia. Il film era “Rosetta” dei fratelli Dardenne. Le poltrone del cinema erano rosso sangue come le guance della contessina arrossate dalla reazione freddo (outside) caldo (inside). Era ansiosa la giovane, fremeva perche’ il film non le piaceva e soffriva per la protagonista di quei fotogrammi che ormai esausta della propria esistenza aveva deciso di suicidarsi “attaccandosi alla canna del gas” (esempio che dovremmo seguire un po’ tutti). La scena e’ straziante: un bombolone trascinato dalla giovane Rosetta e in sottofondo il ronzio della lambretta dell’amico che pian piano si avvicina. La contessina freme, soffre per se stessa, per Rosetta, per la lambretta che le ricorda una zanzara assassina durante le notti insonni di agosto. La contessina sta male. Il suo cuore, la sua mente soffrono. Suda freddo. Ha mal di pancia. Si alza corre in bagno. I cessi sono sporchi. Non ha importanza deve evacuare. Si abbassa i calzoni, il suo corpo diventa un angolo retto. Fiottoli d’explosion, un grido sofferto rimbomba soffocato dalla lambretta zanzara che ronza tra i titoli di coda.

scritto da olona74 09:46 commenti (8)


febbraio 24 2003
 
La parruccona era nella sua splendida nudita’, rotonda, con una impercettibile peluria bionda. Aveva bisogno di un bagno: la parrucca era piena di foglie secche e di sperma scaricato dagli avventori proprio mentre lei in ginocchio finiva il suo compito e il suo corpo aveva le impronte di troppi sconosciuti. Solo i suoi occhi azzurri, che si sposavano perfettamente con le piastrelle del bagno, erano rimasti limpidi e puri dopo una notte troppo agitata. Era pronta ad immergersi nella vasca da bagno profumata quando ad un tratto spinse aria in fuori sicura che fosse un nobile peto. E'solo aria - disse fra se - macche' una explosion si presento’ senza darle il minimo preavviso neanche il tempo di correre al vicino gabinetto. Dalle sue cosce colava un liquido marrone denso come mestruazioni e in terra il grazioso mosaico di piastrelle azzurre era chiazzato da goccioloni invadenti. Serafica, con un sorriso accennato, la parruccona si immerse nella vasca addormentandosi tra i vapori dei sali e dei suoi liquidi sulfurei.
scritto da olona74 14:12 commenti (2)


febbraio 22 2003
 
Oggi no, non posso: sono in un locale pubblico e all’uscita ci sara’ la fila di gente che aspetta. Ma chi se ne frega. Anche qui non sono riuscito a restare in piedi, non ce l’ho fatta. Le gambe han ceduto. Mi siedo e sento il piscio di chissa' quanti passanti che ormai si e’ asciugato ed appiccicato alle cosce - non fa niente - ripeto in silenzio a me stesso - fra mezz’ora sarai a casa e potrai purificarti con una doccia. Ma perche’ cazzo, sempre, anche due volte al giorno. Non c’e cartaigienica i fazzoletti di carta di scorta sono finiti e non so proprio come asciugarmi il culo. Ho in tasca la guida tascabile dei locali, la apro per bene strappo qualche pagina e mi asciugo alla meglio. Macchiero’ gli slip. Correro’ a casa chissenefrega. Tiro piu’ volte lo sciacquone con la speranza che il lezzo possa andar via. Non e’ cosi’, non ci riesco. Mi illudo di farlo; io non lo sento piu’ il lezzo le mie narici da dieci minuti stanno respirando quest’aria che ormai e’ ordinaria per me. Come i netturbini o i pescivendoli che si abituano all’odore. Apro la porta e incontro lo sguardo di un giovane sui vent’anni che scocciato mi rimprovera tacitamente. Neanche un secondo varca la soglia del cesso e grida: “minchia, ma che cazzo hai combinato?” Mi sento in imbarazzo, per fortuna non conosco nessuno e signori miei fra mezz’ora saro’ sotto la doccia. Vorrei dormire senza la possibilita’ di sentire il dolore. Eppure non riesco, la sera mi sveglio sudato. Sara’ il lavoro che mi stressa, ma mi sembra che a parte qualche problema marginale vada tutto bene.
scritto da olona74 10:15 commenti (5)


febbraio 21 2003
 
"Come sta? Si sente bene?" mi gridava la donna delle pulizie dell’ufficio senza ottenere alcuna risposta. Piegato su me stesso, seduto sul cesso con i crampi allo stomaco ero senza fiato tra il lezzo dei miei rifiuti e gli spasmi che mi contraevano lo stomaco. Sudavo freddo, proprio come adesso. Da circa un mese mangio solo cibo da ospedale ho fatto le analisi del caso e’ tutto ok: e’ la mia testa che non va, o almeno credo. Ho l’emicrania scioltosa. "Come sta?" Ripeteva la donna "La prego mi lasci in pace!" mormorai balbettando. "Sto male". "Ha bisogno d’aiuto?" disse quasi imbarazzata. "No, grazie faccio da solo." Ero seduto sul water che precedentemente era macchiato da qualche goccia di piscio di numerosi passanti, ma il mio dolore, i miei spasmi se ne fregavano: se dovevo avere un’explosion un posto valeva l’altro. Non pensavo a nulla, proprio come adesso. A nulla. Dopo circa 10 minuti il dolore era finito e dal mio orifizio era fuoriscito tutto quello che doveva andar fuori: l’ultima fase era acqua. Acqua colorata: marrone color pastello. Mi sistemai con cautela con la speranza di non incontrare la signora delle pulizie. Adesso sarei stato imbarazzato, aprii la porta lentamente mi guardai intorno e senza neanche lavarmi le mani, che peraltro non avevano fatto altro che massaggiarmi la pancia e strappare cartaigienica, scappai con la speranza di non essere visto. Evitai almeno questa umiliazione.
scritto da olona74 11:00 commenti (7)